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Alba e tramonto a Pavia

mar 18 settembre 2018
il sole sorge alle 06:06
il sole tramonta alle 18:28
Come sarà l'Inverno 2011/2012? PDF Stampa E-mail

Proviamo a delineare la prima parte dell'Inverno

In questi giorni di Novembre, stanno uscendo diverse elaborazioni modellistiche delle previsioni stagionali.

Innanzitutto, occorre fare 2 premesse, al fine di comprendere meglio il discorso:

1) Quelle stagionali, cioè range 1-3 mesi, non possono essere considerate previsioni, bensì proiezioni: le previsioni sono quelle classiche, comunque elaborate entro i 2-3 giorni.

2) Le proiezioni stagionali servono ad inquadrare al meglio la collocazione e successiva traslazione delle principali figure bariche su macroscala, cioè al più a livello continentale: è d’azzardo poter circoscrivere l’attenzione ad uno stato, come può essere l’Italia, mentre è impossibile focalizzare l’attenzione a livello regionale, come può essere la Lombardia. Figuratevi a livello micro di provincia!

Detto questo, le proiezioni stagionali si basano sull’utilizzo di Indici Teleconnettivi, di cui potrete trovare una certa trattazione di massima cliccando qui.

Iniziamo.

Quest’anno la forzante maggiormente rappresentativa sarà la Nina: l’anomalo raffreddamento delle acque superficiali del Pacifico orientale, infatti, può modulare la circolazione sul nostro Continente, in primis andando a rinforzare il lobo canadese del Vortice Polare.

Gli ultimi aggiornamenti a nostra disposizione, indicano la presenza di una Nina ancora debole, con uno -0.9°C di anomalia nel Pacifico tropicale, dopo un -0.97°C raggiunto nel mese di Ottobre.

A breve termine, l’anomalia non dovrebbe subire grosse variazioni, mentre a Dicembre potrebbe temporaneamente rinforzare, virando dall’intensità debole a quella moderata.

Attualmente, le proiezioni probabilistiche indicano una probabilità del 74% di mantenimento o ulteriore rafforzamento della Nina, del 26% di ritornare ad una situazione di ENSO neutrale, e dello 0% di capovolgersi in un evento di El Nino.

Dunque, appurata l’ormai certa compagnia della Nina per l’Inverno 2011/12, quali potranno essere i suoi riflessi sull’Europa?

Generalmente, effettuando studi di correlazione, emergerebbe che in circostanze di Nina debole o al più moderata east based, la NAO sarebbe indirizzata alla neutralità o addirittura alla negatività, evento che deporrebbe a favore di incursioni fredde alle basse latitudini.

Al contrario, una forte Nina west based potrebbe essere messa in relazione ad un’anomalia positiva di geopotenziale sull’Europa centro-meridionale, stante una mancata propulsione dell’Anticiclone aleutinico (quello con perno sull’Arcipelago delle Aleutine, isole vulcaniche poste tra l’Alaska e la Kamčatka) a spingere verso nord, con conseguente mancanza di disturbi al Vortice Polare: da qui ne scaturirebbero Inverni italiani piuttosto statici e secchi (come il 1988/89, il 1999/00, il 2006/07).

Ora come ora, la Nina interessa un po’ tutto il Pacifico tropicale: dopo una temporanea risalita verso la neutralità sul finire di Ottobre, in zona 1+2 (quello più orientale, lungo le coste dell’America latina) i valori stanno scendendo verso un’anomalia vicino al -1.0°C. In zona 3, sull’Oceano, tra i 5°S e 5N di latitudine, ed i 150W ed i 90W di longitudine, è attorno al -1.0°C. In zona 3.4, in pieno Oceano Pacifico, l’anomalia si è leggermente ridimensionata, con -0.8°C. In zona 4, quella più west based, praticamente a levante della Papua Nuova Guinea e delle isole Salomone, è attorno a -0.5°C.

Storicamente, abbiamo registrato 11 stagioni invernali con una Nina piuttosto forte: 5 anni con Nina “east based” (1909/10, 1916/17, 1955/56, 1999/00, 2007/08), 6 anni con Nina “west based” (1942/43, 1949/50, 1970/71, 1973/74, 1975/76, 1988/89).

A livello di temperatura ad 850hPa, non sono emerse significative variazioni: al contrario, l’anomalia di geopotenziale a 500hPa è risultata evidente, e rappresentabile con questi grafici:

Nina west based

Nina west based

Nina east based

Nina east based

Tuttò ciò va a confermare l’ipotetica linea tracciata, che mette in correlazione una Nina west based con Inverni secchi sull’Italia, ed una Nina east based con una maggiore variabilità, contraddistinta da scambi meridiani.

Bisognerà quindi valutare, nel corso delle prossime settimane, ove si collocherà la più intensa anomalia di El Nina, oltre ad analizzare l’entità della sua intensificazione, che è quasi sempre direttamente proporzionale ad un rinvigorimento del lobo canadese del Vortice Polare.

Proprio il Vortice Polare rappresenta la chiave di volta per capire le dinamiche atmosferiche future: in generale, un Vortice Polare ben compattato ed unito nella sua sede, mantiene in loco il freddo autoprodotto, mentre alle medie latitudini si rafforzano le correnti occidentali e gli anticicloni. Viceversa, un Vortice Polare disturbato e disunito da flussi di calore legati alla risalita di latitudine degli anticicloni, promuove gli scambi meridiani, con le discese fredde indirizzate alle basse latitudini.

Per monitorare lo stato del Vortice Polare, si utilizza un indice stratosferico che è la NAM, la North Anular Mode. Gli scienziati Baldwin e Dunkerton hanno messo in luce la seguente relazione: con un’anomalia di geopotenziale in sede stratosferica >1.5, si afferma uno stratcooling, cioè un raffreddamento della Stratosfera, che innesca un compattamento del Vortice Polare (AO++) in grado, nei successivi 60 giorni, di estendersi alla sottostante Troposfera.

Ciò è quanto accaduto, ad esempio, nella stagione invernale 2006/07, nella quale Pavia non poté apprezzare nemmeno 1 nevicata.

Al contrario, un’anomalia negativa di geopotenziale stratosferico <-3.0, implica un Vortice Polare assai disturbato, con possibili disturbi fino a livello del suolo entro i 60 giorni: ciò pone le basi per frequenti discese fredde alle basse latitudini.

Ad esempio, nell’Inverno 2009/10 la NAM è stata decisamente negativa, e ciò è stato concausa della continua discesa d’aria fredda in direzione del Mediterraneo, con conseguenti ciclogenesi.

Come sarà in questa stagione la NAM? Al momento pare piuttosto positiva, ed alcune proiezioni la inquadrano addirittura superiore al livello di 1.5, limite sopra il quale sembra correlato un Vortice Polare “a palla” nella sua sede, ed altrettanto forti anticicloni alle medio-basse latitudini.

Naturalmente, bisognerà valutare se la “legge” di Baldwin e Dunkerton sarà veritiera al 100%, o se, come nella normalità delle cose, ci potranno essere delle eccezioni, specie legate al diverso comportamento di altri indici stagionali.

Andiamo allora a dare un’occhiata alla QBO, la Quasi Biennal Oscillation.

Le correnti stratosferiche sopra le regioni equatoriali, cambiano di direzione in media ogni 2 anni: se esse soffiano da ovest verso est, per cui in modo zonale, si rappresenta una situazione di QBO+ (positiva), mentre se soffiano da est verso ovest, per cui in modo antizonale, si staglia una situazione di QBO- (negativa).

Prendendo in considerazione l’andamento della QBO alla quota di 30hPa, all’incirca ventitremila e cinquecento metri di altezza, si osserva un cambiamento di segno tra Luglio ed Agosto 2010, con un passaggio in chiave positiva. Quest’anno, al contrario, si sta compiendo il ritorno in negativo, con un valore che ad Ottobre 2011 ha segnato i -3.05.

Una QBO fortemente negativa è stata osservata negli Inverni 1979/80, 1981/82, 1983/84 (il 1984 è l’anno nel quale è stata decisamente e continuativamente negativa), 1986/87, 1989/90, 1991/92, 2000/2001, 2005/06, 2009/10.

Pur senza significatività, in quanto considerazione orticellistica, nel corso di tutte queste stagioni invernali Pavia ha potuto godere di nevicate apprezzabili, tranne solo il 1989/90 ed il 1991/92: giocando un po’, potremmo dire con buona approssimazione che si conferma la tendenza QBO fortemente negativa / Inverno freddo e nevoso al centro-nord Italia.

Una QBO solo debolmente negativa, si è invece avuta nel 1988/89, nel 1995/96, nel 2002/03: in questi 3 Inverni la neve si è vista solo durante il 1995/96. Le altre due stagioni non hanno presentato fenomeni di rilievo.

E quest’anno? Sarà un momento di transizione, nel quale a 30hPa la QBO passerà in negativo, seppur debolmente: a 50hPa, invece, sembrerebbe permanere su valori lievemente positivi, indirizzati verso la neutralità.

Discorrendo un po’ più seriamente, la QBO è da mettere in stretta relazione con il ciclo solare, analizzato in termini di macchie solari, il cui ciclo si compie nel giro di circa 11 anni. L’attività delle macchie solari modula non solo la quantità di radiazione ultravioletta che giunge nella Stratosfera, ma anche il vento solare, il quale ha una profonda ripercussione sull’attività geomagnetica, espressa di solito con l’Ap Index (Giuliacci., 2010).

Uno scienziato inglese, Mike Lockwood, ha messo in luce un legame statistico tra l’attività solare (pochi o assenti SSN, SunSpot Number), e gli Inverni britannici: ne è conseguito che, nei periodi di bassa attività solare, gli Inverni inglesi sono stati quasi sempre molto freddi, a causa di un anticiclone di blocco posizionato sul nord-Atlantico, con conseguente incursione delle gelide correnti artiche (situazione da NAO negativa).

Il nostro Mario Giuliacci ha approfondito la questione, ed ha messo in luce una grande similitudine tra i cicli dell’Ap Index, che come detto descrive l’attività geomagnetica solare, e la NAO invernale: da tale studio emergerebbe che la NAO, più che dal numero di macchie solari (SSN) è influenzata dalle variazioni dell’attività geomagnetica provocate sul nostro pianeta dalla variabilità dell’intensità del vento solare.

E dunque, come siamo messi per questa stagione invernale?

Ormai il minimo solare è stato superato con i primi mesi del 2010, ed ora l’attività solare si accinge ad intraprendere la curva di salita, con probabile raggiungimento di un massimo relativo entro fine anno

Sunspot Number: l'attività solare cresce..

L'attività solare dal 1960

Come accennato prima, l’attività del nostro Astro è da mettere in legame con la Quasi Biennal Oscillation: molto in sintesi, sembrerebbe essere valida questa relazione:

Relazione Sole-QBO

Tale correlazione, per quanto attendibile, necessiterà comunque di essere ben riesaminata nel corso dei prossimi anni.

Fatto sta che, in questo Inverno 2011/12, l’accoppiata è per una QBO sostanzialmente neutra (negativa a 30hPa, ma ancora positiva a 50hPa), e per un massimo solare piuttosto relativo: questo contesto “d’intermezzo” non può dunque essere messo in relazione alle 4 possibilità viste sopra, e pertanto potrebbe costituire un debole elemento predittivo al fine di scoprire l’andamento della AO.

Cercando di concludere, la tendenza per fine Novembre e Dicembre non mi sembra deporre per favorevoli situazioni di forte gelo in area Mediterranea: il Vortice Polare, stante gli elementi predittivi, non sembrerebbe così disarmato da lasciar posto ad incursioni anticicloniche alle alte latitudini, se non con un asse che, ipoteticamente, congiungerebbe la penisola Iberica con la Scandinavia.

Viceversa, le aree anticicloniche alle nostre latitudini sembrano piuttosto gagliarde, il che indirizzerebbe il pensiero ad un Dicembre italiano contraddistinto da un freddo inversionale: il freddo “vero” potrebbe invece rimanere sull’Europa orientale e sui Balcani, mentre l’Europa occidentale potrebbe fare i conti con una leggera anomalia termica positiva.

Per la neve, come detto all’inizio, non è possibile fare proiezioni orticellistiche: al massimo, potremmo tentare di dire che, qualora si presentasse l’occasione giusta, la nevicata assumerebbe con maggiori probabilità la connotazione di “altimetrica” piuttosto che “da cuscinetto”.

Vedremo nel corso dei prossimi aggiornamenti se vi saranno sostanziali novità.

 



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